{"id":30,"date":"2009-12-21T16:17:13","date_gmt":"2009-12-21T15:17:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.madballsport.eu\/?page_id=30"},"modified":"2012-08-08T10:14:41","modified_gmt":"2012-08-08T09:14:41","slug":"una-fiaba-per-lo-sport","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.madballsport.eu\/?page_id=30","title":{"rendered":"La fiaba del madball"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"color: #00ccff;\"><a href=\"https:\/\/www.madballsport.eu\/https:\/\/www.madballsport.eu\/home\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/290602.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-143\" title=\"290602\" src=\"https:\/\/www.madballsport.eu\/https:\/\/www.madballsport.eu\/home\/wp-content\/uploads\/2009\/12\/290602.gif\" alt=\"\" width=\"67\" height=\"60\" \/><\/a>E&#8217; bello immaginare una storia fantastica all&#8217;origine di ogni cosa: per questo \u00e8 nata la &#8220;favola del madball&#8221;\u00a0 con la speranza che possa\u00a0 far sognare non solo i bambini\u00a0 ma\u00a0 quanti ancora riescono con il &#8220;cuore&#8221; a restare bambini.<\/span><br \/>\n<\/strong><\/h2>\n<p>Esisteva nel cuore dell\u2019Africa un piccolo altopiano, circondato da montagne altissime, che nessuno ancora era riuscito a scalare. Qui, immerso in una lussureggiante foresta, esisteva dalla notte dei tempi il regno dei Manongo. Si trattava di una trib\u00f9 non molto numerosa che viveva soprattutto di caccia e di frutti di cui la terra era ricchissima. L\u2019uomo civilizzato per fortuna non aveva ancora scoperto quell\u2019angolo di mondo, per cui sia la natura che le vecchie usanze erano rimaste inalterate con il passare del tempo. l Manongo avevano grandi occhi intelligenti, capelli ricciuti e labbra carnose. Non \u00e8 che fossero alti; in compenso erano forti, robusti ed atletici. Avevano costruito le loro capanne sulla sponda di un piccolo lago, poverissimo di pesci ma ricco di alghe verdi. Visto dall\u2019alto delle montagne questo minuscolo specchio d acqua sembrava quasi la chioma di un gigantesco albero. Comunque la particolarit\u00e0 di quel delizioso laghetto era la forma, quasi rettangolare e dai contorni ben definiti. I pi\u00f9 vecchi del villaggio andavano raccontando che nelle sue profondit\u00e0 esisteva un regno nascosto popolato da curiosi esseri anfibi che talvolta nelle notti senza luna uscivano fuori dal lago e, silenziosi come dei gatti, s\u2019intrufolavano fra le capanne per nutrirsi dei frutti tropicali che gli indigeni accantonavano, per farli meglio maturare, in grandi ceste di paglia poste fuori dagli usci. La leggenda affermava anche che questi strani personaggi erano di statura molto bassa ed avevano un viso paffuto e rubicondo, sormontato da un ciuffo ribelle di capelli neri ed irti, cosa alquanto insolita per una popolazione africana. La loro caratteristica principale era di avere al posto degli occhi due grandi smeraldi fluorescenti indispensabili per far luce nel buio degli abissi. Gli indigeni li chiamano Mo-ang che nel linguaggio del posto significava &#8220;figli del vulcano&#8221;. Nessuno aveva paura di loro, essendo considerati divinit\u00e0 positive. Anzi era segno di buon auspicio se venivano in sogno o quando, caso meno ricorrente, si aveva la fortuna di intravederne uno. Tutti consideravano i Mo-ang gente pacifica, allegra, felice e sempre molto giocosa e sorridente. Talvolta nel silenzio della notte veniva su dal lago un gran vociare fatto di risa e di canti come se questa misteriosa popolazione fosse permanentemente in festa. Qualche indigeno pi\u00f9 coraggioso aveva addirittura tentato di esplorare in lungo ed in largo il pittoresco specchio d \u2018acqua, ma tutti i tentativi di trovare un passaggio segreto tramite il quale poter arrivare nel regno dei Mo-ang erano risultati vani. Qualcuno andava pure dicendo che il lago nascondesse a non molti metri di profondit\u00e0 un piccolissimo vulcano. Purtroppo mai nessuno era riuscito ad individuarne il cratere attraverso cui questi strani gnomi acquatici risalivano in superficie. Pare che tale apertura fosse tappata da un gigantesco smeraldo, di un verde intenso, al di l\u00e0 della quale, durante la notte, si potevano solo intravedere strane luci che si muovevano in tutte le direzioni con armonia ed eleganza. L\u00ec sotto comunque, a dire di molti, si celava il misterioso mondo dei Mo-ang. Tuttavia, malgrado se ne parlasse tanto, il vederli era un fatto raro ( questo tutt\u2019al pi\u00f9 succedeva solo ai bambini). La loro presenza nel villaggio, in compenso, non era una cosa insolita e la si notava non solo per la scomparsa dei frutti messi a seccare nelle grandi ceste, ma anche, fatto molto singolare, per un certo numero di carpe (pesci non presenti in quel lago) che la mattina venivano lasciate ancora guizzanti sulla banchina di legno che gli indigeni avevano costruito sulla sponda del lago. Non ci volle molto a capire che con tale semplice gesto i piccoli uomini dagli occhi di smeraldo intendevano sdebitarsi per la frutta che portavano via e di cui erano enormemente ghiotti. Ora proprio per impedire che alcuni di quei pesci, pasto prelibato e molto ricercato dai Manongo, guizzando ricadessero di nuovo in acqua, sulla sponda fu posto un grosso ramo in cima al quale fu sistemato un cestello ricavato da un rete da pesca. Si sperava in tal modo che i &#8220;figli del vulcano&#8221; deponessero l\u00e0 dentro tutte le carpe invece di lasciarle disordinatamente in giro. E cos\u00ec avvenne.<\/p>\n<p>Un giorno per\u00f2 accade una cosa strana e misteriosa che sconvolse la vita dei Manongo: fra le carpe ammucchiate le une sulle altre nel rudimentale retino, una aveva delle bellissime squame in lamina d\u2019oro. Fino ad allora i Manongo non sapevano cose fosse la discordia poich\u00e9 erano persone semplici ed affettuose. Ma forse fu il luccicare di quelle squame, che alla luce del sole emanavano suggestivi riflessi, propri delle gemme preziose, fatto sta che ne nacque una grande disputa, soprattutto fra i pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p>Tutti volevano la carpa d\u2019oro per ricavarci collane, bracciali, anelli, in quanto anche fra quegli indigeni il possesso di monili era segno di distinzione e di autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec avvenne che l\u2019antica trib\u00f9 si divise in due gruppi che per poco non finirono per combattersi. Il vecchio stregone della villaggio propose a quel punto di ributtare nel lago il pesce della discordia. Ma visto che neanche dopo averlo fatto gli animi si erano calmati, invit\u00f2 il gruppo pi\u00f9 riottoso ad andare ad abitare dalla parte opposta del lago. E cos\u00ec accadde.<\/p>\n<p>Furono costruite nuove capanne e venne messa addirittura una rete a met\u00e0 di quell\u2019 incantevole specchio d\u2019acqua per dividere i due territori. Infine, per evitare qualsiasi controversia, un identico ramo con un analogo cestello fu sistemato anche sulla sponda opposta. La vita and\u00f2 avanti per molti anni fra occhiate di sfida e talvolta segni di minaccia. I pi\u00f9 anziani soffrivano per la discordia che aleggiava nell\u2019aria e ogni tanto cercavano di riconciliare gli animi affinch\u00e9 tutti tornassero a vivere in pace ed armonia. Solo i bambini erano tenuti fuori da questa contesa e per fortuna capitava spesso di vederli giocare insieme, felicemente<\/p>\n<p>Una bella mattina, quando il sole non si era ancora affacciato sulle creste delle montagne circostanti, uno fanciulletto della trib\u00f9, salito in cima ad un grosso albero per ammirare l\u2019alba, not\u00f2 qualcosa di strano attaccato alla rete che divideva il lago a met\u00e0. Sembrava un oggetto di cristallo che mosso dalla brezza mattutina, rifletteva in tutte le direzioni i primi raggi rossi del sole tramutandoli in tanti sottili fili policromi. Il ragazzo, suggestionato da quei bagliori, scese gi\u00f9 dall\u2019albero e corse con il cuore in gola fino alla sponda. Non si rendeva conto di cosa si trattasse. Si tuff\u00f2 in acqua e nuot\u00f2, con quanta pi\u00f9 forza avesse, verso la rete. Quando fu abbastanza vicino si ferm\u00f2 ed osserv\u00f2 l\u2019oggetto con occhi incantati, come ipnotizzato. Ma dur\u00f2 tutto un istante. Poi ritorn\u00f2 in s\u00e9; fu allora che gli venne in mente la storia che suo nonno gli raccontava da bambino e che parlava di una carpa d\u2019oro. Infatti quello strano oggetto era proprio una carpa dalle squame auree. Il fanciullo fece dietro front e ritorn\u00f2 a riva correndo subito al villaggio, dove tutti stavano ancora dormendo. Si diresse verso la capanna dello stregone e trov\u00f2 l\u2019uomo raccolto in preghiera sulla soglia. Sembrava che avesse intuito cosa fosse successo.<\/p>\n<p>-&#8221; Non dirmi nulla &#8211; disse al ragazzo che si era inginocchiato ai suoi piedi in segno di venerazione e di rispetto.<\/p>\n<p>-Gi\u00e0 so tutto!!&#8221;- concluse poi dopo una lunga pausa di silenzio.<\/p>\n<p>Prese quindi il bastone sacro, mise addosso il mantello rosso delle grandi cerimonie e si avvi\u00f2 verso la capanna dal capo trib\u00f9.<\/p>\n<p>Il sole era ormai salito ancora un po\u2019 sull\u2019orizzonte. Intanto i Manongo si erano raccolti in silenzio sulle due sponde opposte.<\/p>\n<p>Il vecchio stregone fece allora scivolare in acqua la sua piroga e si diresse verso il centro del lago. Quando raggiunse la rete che divideva i due territori si ferm\u00f2 ed osserv\u00f2 a lungo il pesce dorato che vi era impigliato. Raccolse poi dal fondo dell\u2019imbarcazione una mezza zanna d\u2019elefante che gli serviva per amplificare la voce. Il mormorio da ambo le sponde si fece per un attimo pi\u00f9 intenso e nervoso, finch\u00e8 i due capi trib\u00f9 non alzarono al cielo il braccio sinistro che brandiva una lunga e tozza lancia di legno intarsiato, decorata da splendide penne di fagiano. A quel punto tutti tacquero. Solo allora la voce dello stregone si stagli\u00f2 netta, rimbalzando contro le pareti delle montagne d\u2019intorno, con un eco che metteva addosso una grande soggezione.<\/p>\n<p>-&#8220;Ascoltate!- disse scandendo quasi le parole &#8211;\u00a0Il nostro dio ha voluto mandarci di nuovo il pesce dalla squame d\u2019oro. Il nostro Dio non ha fatto ci\u00f2 per separaci, ma per unirci. Egli lo ha impigliato in questa rete che non appartiene a nessuna delle nostre due trib\u00f9.. Egli vuole chela carpa d\u2019oro sia di tutti noi e non di uno di noi o di una sola trib\u00f9. Il pesce che vedete sar\u00e0 dunque, d\u2019ora in poi, un simbolo di pace. Lo custodiranno a turno coloro i quali dimostreranno di conquistarlo con maggiore onest\u00e0, intelligenza ed abilit\u00e0. Dovremo aspettare la prossima alba ed il nostro dio ci dir\u00e0 come dovremo pacificamente contendercene il possesso. Ritornate dunque nelle vostre capanne e non uscite fino al prossimo sorgere del sole&#8221;-. Cos\u00ec concludendo fece ritorno a riva.<\/p>\n<p>Molti si avvicinarono a nuoto alla rete e guardarono, fra stupiti ed estasiati, il pesce che un tempo fu oggetto di tanta discordia e che invece finalmente avrebbe riappacificato i Manongo.<\/p>\n<p>La giornata trascorse velocissima, ma la notte che venne, sembrava che non passasse mai. Soprattutto i fanciulli erano eccitati e felici. La curiosit\u00e0 per quello sarebbe successo non fece loro chiudere occhio. Era un continuo lasciare i giacigli di foglie per andare a spiare, attraverso i legni con cui erano costruite le capanne, se qualche cosa di strano stesse avvenendo. Poi la stanchezza si pos\u00f2 dolcemente come un velo su tutti e ciascuno cadde in sonno sereno e ristoratore.<\/p>\n<p>Fu l\u2019allegro cantare degli uccelli a svegliare i Manongo. A piccoli gruppi le famiglie si avviarono al lago, ma lo spettacolo che si present\u00f2 loro fu stupefacente.<\/p>\n<p>Il lago si era quasi del tutto prosciugato ed al suo posto c\u2019era un grande prato rettangolare, intorno a cui scorreva un ruscello dalle acque cristalline. All\u2019estremit\u00e0 di questo bellissimo prato erano rimasti ancora i due retini fissati in cima ai soliti pali. Al centro campeggiava, appena mossa dalla brezza, la rete di sempre con la carpa d\u2019oro, che intanto si era gonfiata come un grande frutto maturo. I manongo si sedettero tutt\u2019intorno, incuriositi ma non intimoriti, quasi come se stessero ancora sognando. Il silenzio era assoluto.<\/p>\n<p>Ad un certo momento la luna, invece che scendere e scomparire dietro le le montagne sembr\u00f2 fermarsi ed invertire il suo moto. Cos\u00ec lentamente risal\u00ec sull\u2019orizzonte, fin quasi a piazzarsi del tutto davanti al sole. Il cielo si oscur\u00f2 d\u2019improvviso. Gli indigeni erano con il naso all\u2019 aria, affascinati da quello strano fenomeno. Gli occhi non abbandonavano un istante quella palla che alla luce dell\u2019alba aveva la delicatezza di una medusa e che, malgrado ci\u00f2, stava oscurando il sole, pur se dei bagliori di luce filtravano la penombra illuminando le montagne d\u2019intorno.<\/p>\n<p>&#8220;-makumba! Makumba! (eccoli, eccoli!)- grid\u00f2 improvvisamente il fanciulletto che aveva scoperto per primo la carpa d oro. A quel punto tutti abbassarono d\u2019improvviso lo sguardo a terra e videro dodici Mo-ang fermi sul prato. Si erano schierati sei da una parte e sei d\u2019altra parte della rete. I loro occhi erano luminosi come degli smeraldi visti in trasparenza contro il sole. Lo sguardo ispirava simpatia e gioia. Il volto era improntato ad un sorriso bonario e pacifico. Agitavano le braccia come se salutassero. Parlavano una lingua strana ed incomprensibile.<\/p>\n<p>Ad un certo momento lo stregone, avvolto nel suo mantello purpureo, si avvicin\u00f2 a loro. Alz\u00f2 le braccia al cielo e con voce tonante rivolto alle due trib\u00f9: &#8220;-i Mo-ang- disse- sono qui per insegnarvi il loro gioco, affinch\u00e8 voi possiate imparalo e poi giocarci quando avrete da risolvere pacificamente le vostre contese o quando vorrete divertirvi e far divertire. I piccoli mo-ang lo giocano dalla notte dei tempi: per questo essi sono sempre stati una popolazione pacifica e felice!&#8221;-<\/p>\n<p>A quel punto uno dei figli del vulcano stacc\u00f2 dalla rete la carpa, che intanto si era gonfiata fino a diventare un pallone dalla strana forma ovale ed nizi\u00f2 il gioco. La luna nel mentre aveva lasciato uno spicchio di sole libero, per cui una morbida luce rosata illumin\u00f2 il campo su cui i mo-ang correvano con la velocit\u00e0 e l\u2019eleganza propria dei felini. Lo strano pallone schizzava dalle mani dell\u2019uno a quelle dell\u2019altro in un\u2019 alternanza di gioco preciso e spettacolare.. Era una contesa piacevole e corretta, fatta di momenti di gioco in cui la grande abilit\u00e0 nel possesso della palla da parte di alcuni mo-ang era talmente esaltante che un poco alla volta il silenzio e lo stupore dei primi momenti fece posto a grandi applausi di incoraggiamento ed aperte manifestazioni di entusiasmo. I pi\u00f9 giovani, soprattutto, fremevano in attesa di provare essi stessi il nuovo gioco. Ogni volta che il pesce dorato finiva nel retino, grandi grida di gioia e di approvazione si levavano fino al cielo. Ad un certo momento la luna si mosse ancora fino a ricoprire interamente il sole. L\u2019 ombra pi\u00f9 cupa, come un fiume in piena, sommerse la valle. Dur\u00f2 tutto un attimo, poi il disco d argento si spost\u00f2 ancora una volta fino a liberare totalmente il grande astro luminoso. Nella piena luce del giorno il grande prato verde apparve deserto: i Mo-ang erano scomparsi, come nel nulla, ma la carpa era ancora l\u00ec in terra. Tutti erano attoniti ed ammutoliti, quando dai bordi del campo dodici fanciulletti corsero verso quello strano pallone, lo raccolsero e cominciarono a giocare come avevano visto fare ai figli del vulcano. La gioia che essi provavano era tale che anche i meno giovani ed i pi\u00f9 agguerriti delle due trib\u00f9 sorridevano estasiati, dimenticando l\u2019astio che per anni avevano nutrito. La pacifica contesa dur\u00f2 tutto il giorno e si concluse con una abbraccio collettivo delle due trib\u00f9 finalmente riunificate. Nacque questo gioco che fra le popolazioni civilizzate prese il nome di Madball. Come lo abbia conosciuto il signor Giusman, che per primo lo present\u00f2 ai suoi allievi nel 1997, \u00e8 ancora un mistero. Sembra per\u00f2 che in una notte di luna calante egli abbia sognato, come in un film, la vicenda dei manongo e dei loro piccoli amici. Fu cos\u00ec che egli ebbe l\u2019idea che dette vita a questo gioco, con la speranza che quelli che vi prendessero parte potessero essere felici e fraternizzare.<\/p>\n<p>(giusman- maggio 1998)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; bello immaginare una storia fantastica all&#8217;origine di ogni cosa: per questo \u00e8 nata la &#8220;favola del madball&#8221; con la speranza che possa far sognare non solo i bambini ma quanti ancora riescono con il &#8220;cuore&#8221; a restare bambini. <\/p>\n<p>Esisteva nel cuore dell\u2019Africa un piccolo altopiano, circondato da montagne altissime, che nessuno ancora era riuscito [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"class_list":["post-30","page","type-page","status-publish","hentry","odd"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.madballsport.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/30","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.madballsport.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.madballsport.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.madballsport.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.madballsport.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=30"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.madballsport.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/30\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":351,"href":"https:\/\/www.madballsport.eu\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/30\/revisions\/351"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.madballsport.eu\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=30"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}